Leonardo-Finmeccanica, impegno per sviluppo sostenibile

cropped-water_ice_nature_cold_arctic_icebergs_desktop_5558x3998_hd-wallpaper-878030.jpgLeonardo-Finmeccanica “puo’ rispondere alle sfide associate allo sviluppo sostenibile dell’Artico: monitoraggio ambientale, sicurezza delle popolazioni indigene e navigabilita’ delle rotte artiche“. E’ quanto si legge in una nota dell’azienda, che ha partecipato oggi alla Farnesina alla Conferenza “Il Consiglio Artico e la prospettiva italiana“, organizzata dal Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, in collaborazione con l’istituto Affari Internazionali, il Cnr e il Sioi.

“La regione artica sta subendo un profondo mutamento climatico – si legge nel comunicato – che offre nuove potenzialita’ di sviluppo e sfruttamento delle risorse e al contempo pone dei rischi per l’ambiente naturale e umano. Il recedere dei ghiacci porta infatti con se’ una crescita delle attivita’ economiche, con la trasformazione della regione in un teatro di cooperazione internazionale nei settori economico, marittimo e dei trasporti, cosi’ come crescenti esigenze di sicurezza legate allo sfruttamento delle risorse, con una forte attenzione all’interazione con l’ambiente e alla prevenzione degli incidenti. Leonardo, player globale nelle alte tecnologie per l’aerospazio, difesa e sicurezza – prosegue la nota – puo’ vantare un patrimonio di soluzioni innovative in grado di rispondere alle sfide associate allo sviluppo sostenibile dell’Artico: monitoraggio ambientale, sicurezza delle popolazioni indigene e navigabilita’ delle rotte artiche“.

In questo ambito, infatti, continua il comunicato, “Leonardo vanta tecnologie che spaziano dall’integrazione di sistemi satellitari per l’osservazione della Terra, il monitoraggio ambientale e la gestione delle emergenze, e sistemi di telecomunicazioni satellitari e di terra, ai radar e sistemi di sorveglianza terrestre, costiera, marittima e delle infrastrutture, da aerei ed elicotteri per interventi sul territorio, ai velivoli a pilotaggio remoto per operazioni di sorveglianza, identificazione e intelligence, fino ai centri di comando e controllo per il coordinamento delle attivita’ di ricognizione e intervento“. “I sistemi satellitari, in particolare, – continua la nota di Leonardo-Finmeccanica – sono in grado di offrire nella regione artica un supporto fondamentale per il monitoraggio continuo delle dinamiche atmosferiche, meteo, idrogeologiche e delle fuoriuscite accidentali di inquinanti. La tecnologia satellitare di Leonardo e’ gia’ impiegata con successo nella regione artica, dove la controllata e-Geos – joint venture tra Telespazio (80%) e Agenzia Spaziale Italiana (20%) – ha sviluppato partnership in Scandinavia grazie alle quali sono operative due stazioni per la ricezione dei dati della costellazione italiana Cosmo-SkyMed, realizzata da Thales Alenia Space (joint venture tra Thales 67% e Leonardo 33%).

Secondo la societa’, “i satelliti radar COSMO-SkyMed, dell’Agenzia Spaziale Italiana e del Ministero della Difesa, uno strumento privilegiato per l’osservazione e il monitoraggio di regioni cosi’ remote, estese e difficili dal punto di vista meteorologico, sono in grado di supportare lo sviluppo sostenibile dell’Artico, permettendo attivita’ di verifica e controllo delle attivita’ antropiche, oltre che naturali.

Nel periodo 2011-2014, e-GEOS ha fornito piu’ di tremila immagini COSMO-SkyMed con una copertura di circa 100 milioni di chilometri quadrati della regione artica. Inoltre, fino al 2020, si prevede che e-GEOS fornira’ al programma europeo Copernicus – nel quale Leonardo svolge un importante ruolo industriale – ulteriori seimila immagini satellitari con copertura di circa 190 milioni di chilometri quadrati della regione”. (meteoweb.eu)

New armor for Arctic Brigade

soldiers2arctic-mil-ru_The BTR-82A vehicle will be able to operate in minus 60 degrees and 60 cm deep snow. It will be the Russian Arctic Brigade’s first combat vehicle on wheels, sources in the Russian Armed Forces inform.

A total of 20 new personnel carriers of the kind are now being delivered to the Armed Forces, of which several will be included in the Arctic Brigade, a source in the Ministry of Defense tells newspaper Izvestia.

The BTR-82A is a modification of Russia’s armored personnel carriers BTR-82. I will have 300 horse powers and be equipped with a 30 mm automatic gun and a 7,62 mm machine gun.

In 2015, the Arctic Brigade was equipped also with new Vityaz and ТТМ-4902PS-10 belt carriers, as well as terrain vehicles AM1.

The Russian Arctic Brigade has over the last year conducted a string of exercises all over the Arctic, including in the New Siberian Islands, the Taymyr Peninsula and the Novaya Zemlya. In late September this year, the Arctic elite forces trained in the Franz Josef Land and this week they again conducted training in the Novaya Zemlya, the Russian militarey press service informs.

The Russian Arctic Brigade is based partly on the 80th Independent Motor Rifle Brigade in Alakurtti and the 200. Independent Motor Rifle Brigade in Pechenga, both of them located near the borders to Norway and Finland. (The Barents Observer)

Arctic Circle Assembly 2016 beings in Reykjavik

b_500_334_16777215_00_images_news_2016_arctic_sea_ice_nasaThe Arctic Circle Assembly 2016 – the 4th edition of the annual conference – started off with a great deal of fanfare in Reykjavik, Iceland on Thursday, October 6th.

The Assembly began with an annual ambassadorial panel which included Foreign Ministers and Ambassadors delivering opening keynote speeches. This was followed by Advisory Board Meeting and a sustainable development simulation – “Arctic choices” – which was organized by the WWF Arctic Programme.

Discussion on Friday October 7th feature discussions on how to better communicate about climate science and the Arctic. It is crucial that the general public understand what’s happening in order to facilitate global action on addressing the issue. This plenary session, organized by Harvard Kennedy School, features a lively dialogue between Harvard University climate scientist Daniel Schrag and New York Times science writer Andrew Revkin on how to improve public discourse in a changing media climate. HKS senior fellow Cristine Russell is moderating.

Saturday October 8th features discussion on Arctic shipping, maritime safety, and natural resource exploitation. On the last day of the Assembly, Sunday, October 9th, the plenary focuses on the Arctic Economic Council and its role in the development of the Arctic.

The annual Arctic Circle Assembly is the largest annual international gathering on the Arctic, attended by more than 2000 participants from 50 countries. The Assembly is held every October at the Harpa Conference Center and Concert Hall in Reykjavík, Iceland. The 2016 Assembly features mores than 400 speakers. (Arctic Portal)

Il completamento della ferrovia Transiberiana avvenne 100 anni fa

ferrovia-transiberiana-1.900x600.jpgSono trascorsi 100 anni dal completamento della Transiberiana, l’arteria ferroviaria più lunga del mondo, ma anche luogo mitico e di grande ispirazione: lo ricorda il doodle di oggi, dal respiro cinematografico e accompagnato musicalmente da una Serenata per archi di Tchaikovsky.

Solo 100 anni fa giungeva a completamento un’opera che aveva chiesto il lavoro di 90mila operai nel freddo e nelle intemperie, facendosi varco tra le fitte foreste di conifere della taiga siberiana. La Transiberiana doveva essere un’opera d’eccellenza nella Russia degli Zar, un motivo d’orgoglio nazionale. Doveva “essere costruita dai russi e con materiali russi”, come dichiarò ufficialmente la commissione che gestiva il progetto e i lavori. Pronto e funzionante già nel luglio 1904 ma completata veramente solo nel 1916.

A rendere la Transiberiana un’infrastruttura unica, la sua capacità di unire le due estremità dell’immenso paese, assolvendo alle nascenti esigenze correlate anche all’ascesa economica della costa est della Russia, quella che si affaccia sull’ Oceano Pacifico. Trasportare le merci da e per porti fiorenti come quello appena nato di Vladivostok al cuore della Russia, San Pietroburgo (l’allora capitale dell’impero) e Mosca era un’impresa pressoché impossibile. E poi c’era la Siberia, isolata dal freddo e tagliata fuori dallo sviluppo sociale ed economico.

Fu così che nacque e prese forma l’idea di una linea ferroviaria che unisse le estremità est e ovest del paese.

Dopo alcune spedizioni perlustratrici, nel 1891, sotto il regno dello Zar Alessandro III prendevano il via i lavori della Transiberiana, inaugurati ufficialmente a Vladivostok dall’erede al trono, Nikolai, fresco di viaggio intorno al mondo. Era stato infatti deciso che la costruzione della ferrovia sarebbe iniziata contemporaneamente alle due estremità, e avrebbe proceduto verso il centro: da una parte il porto sulla costa del mare del Giappone, dall’altra Chelyabinsk, a ridosso degli Urali, proseguendo poi attraverso le montagne, i fiumi, i laghi, la steppa e la taiga del vasto territorio russo.

Nel 1904 furono quindi completate le sezioni da Mosca a Vladivostok; nel 1916 si approda a una ferrovia Transiberiana che copre le estremità del paese. Ancora oggi la Transiberiana resta più di una ferrovia, è un simbolo culturale potente di legame tra popolazioni e lo stesso autore del doodle, Matt Cruickshank, ha viaggiato sulla mitica linea nel 2015, prendendo ispirazione per il soggetto celebrativo odierno. (Wired.it)

Artico: summit Casa Bianca, Italia protagonista con radar

8a28fe74dd201f17bdfa6f6e4a25223bWASHINGTON – Un sistema di osservazione pan-artico per aumentare il monitoraggio spaziale e temporale dell’Artico e condividere meglio i dati sul suo preoccupante scioglimento per mitigarne gli effetti e consentire l’adattamento e la resistenza delle popolazioni locali: e’ l’obiettivo della riunione dei ministri della ricerca scientifica ospitata oggi alla Casa Bianca, un summit di 25 Paesi dove l’Italia, rappresentata da Stefania Giannini, relatrice di una delle quattro sessioni, figura tra i protagonisti, in particolare per i suoi radar satellitari.

“Ci si aspetta un forte contributo scientifico dall’Italia”, ha spiegato il ministro della Ricerca in un briefing con la stampa italiana all’ambasciata di Washington, presente il capo delegazione, Armando Varricchio. “L’Artico e’ tra le priorita’ anche del nostro piano della ricerca, con uno stanziamento di alcune decine di milioni di euro nel triennio 2016-2018”, ha sottolineato il ministro, ricordando inoltre che presso il ministero degli esteri e’ stato riattivato il Tavolo Artico, un gruppo informale di consultazione composto da membri provenienti dal mondo accademico, della ricerca e delle imprese. Tra queste Eni, impegnata, oltre che in programmi di estrazione in Norvegia e in Russia, anche in progetti per il miglioramento delle condizioni di sicurezza dei trasporti marittimi (oilspill), la riduzione dell’impatto ambientale e la tutela delle comunità indigene. “L’obiettivo della ministeriale Giannini – ha riferito – e’ quello di rafforzare e internazionalizzare la cooperazione scientifica. L’Italia, dal 2013 membro osservatore del Consiglio Artico, collabora già con Usa, Canada e Paesi scandinavi e ha rapporti importanti con la Russia, in una sorta di ‘science diplomacy'”.

Oggi i Paesi coinvolti presenteranno i loro progetti. L’Italia ne proporrà 3-4: tra questi spicca quello del Cnr, un radar satellitare che a distanza di centinaia di km e’ in grado rilevare deformazioni di pochi cm del terreno, come nel caso del terremoto ad Amatrice ma anche di fusione del permafrost nella regione artica, con effetti su abitati e infrastrutture. “Il 15 settembre scorso abbiamo registrato un nuovo record nello scioglimento dei ghiacci marini a causa del riscaldamento globale, pari a oltre il 40% rispetto a 15-20 anni fa”, ha spiegato il prof. Enrico Brugnoli, direttore del dipartimento terra e ambiente del Cnr. “Con questi ritmi, nei prossimi 10 anni e’ possibile prevedere nell’Artico estati prive di ghiaccio o con poco ghiaccio”, ha proseguito, ricordando che a questo bisogna sommare l’ancora più allarmante fusione del ghiaccio continentale, “che procede più velocemente di quanto previsto 15 anni fa”. Un fenomeno che “solletica anche appetiti energetici e marittimo-commerciali, per la possibilità di sfruttare le riserve di gas e petrolio e di utilizzare nuove rotte a nordovest che ridurrebbero i porti italiani a scali regionali per quasi meta’ anno”. (Ansa)