John Baker vince l’Iditarod 39

John Baker, Snickers e Velvet

Accolto dal suono dei tamburi dei nativi e dalle grida di gioia dei fans, il musher John Baker è entrato per primo a Nome con la sua muta di dieci cani aggiundicandosi la Iditarod 39 con il tempo record di 8 giorni, 19 ore, 46 minuti e 39 secondi, ben tre ore più veloce del precedente record. Baker, un nativo americano appartenente al popolo Inupiaq, è il primo musher dell’Alaska orientale a vincere la 1.000 miglia di sleddog: era inoltre dal 1976 che un nativo non vinceva la Iditarod.

Protagonisti insieme a Baker i due cani Velvet e Snickers, la coppia che ha guidato la muta per gran parte della gara, come l’anno scorso quando Baker arrivò quinto. E poco prima del traguardo proprio Velvet si era impigliato nelle corde: il musher è sceso dalla slitta, ha sollevato il cane e ha tagliato il traguardo trainando la slitta insieme ai cani. “Correre con un team come questo – ha detto – non credo ci sia niente di meglio: sono disposti a scalare qualsiasi ostacolo e a dare sempre il meglio. Sono davvero orgoglioso di loro”.

Sessantaquattro minuti più tardi, Ramey Smyth di Willow è arrivato con una squadra di otto cani per il suo miglior piazzamento in 17 gare. Anche lui ha battuto il record di Martin Buser che resisteva dal 2002.

Quest’anno non sono mancati gli incidenti. Paul Gebhardt si è dovuto ritirare dopo aver percorso un tratto dell’Iditarod con ben tre cani nel corpo della slitta: si erano affaticati e non riuscivano più ad andare avanti. Piuttosto che sforzarli fino allo stremo e metterli a rischio, ha deciso di ritirarsi. Mitch Seavey si è gravemente ferito ad una mano. Anche Lance Mackey, vincitore delle ultime quattro edizioni, ha avuto i suoi problemi: è ancora in corsa con solo sette cani (ne sono necessari per regolamento almeno sei al traguardo), visto che la sua muta è stata colpita dalla tosse canina e da altri malanni.

Al momento, 48 mushers devono ancora arrivare al traguardo, mentre 12 si sono ritirati lungo il percorso.

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