Canada and Denmark claim pieces of the Arctic

Canada’s deadline is Friday to apply to the commission for exclusive rights to what is likely to be another 1.7 million square kilometers of Arctic sea floor. The application under the Convention on the Law of the Sea will be the culmination of a decade of work and more than $200 million in public money.

Collection of data for the application has required more than a dozen icebreaker voyages, as well as trips by helicopters, airplanes and an unmanned, remote-controlled submarine that spent days under the ice, Leader-Post writes.

Denmark and Greenland last week submitted a claim for 62,000 square kilometers of Arctic sea floor, reports Politiken newspaper. The claim is the fourth of five that Denmark is expected to submit before a deadline in 2014 which in total could expand Denmark’s territory by around a million square kilometers.

Politiken reports that other Arctic countries have also submitted claims that overlap Denmark’s and with around 50 cases currently being processed, they may have to wait until 2019 for a verdict.

Norway in 2009 became the first Arctic nation to settle an agreement with the U.N. Commission on the Limits of the Continental Shelf in the north. Norway’s newly defined continental shelf in the north covers 235,000 square kilometers or three-quarters the size of mainland Norway. (Barents Observer)

La Groenlandia pronta al primo premier donna

La Groenlandia potrebbe avere il suo primo premier donna, dopo che il partito Siumut ha vinto le elezioni nazionali. Il partito centrista, favorevole allo sfruttamento delle vaste risorse minerarie del territorio artico, ha ottenuto il 42,8% (+16% rispetto alle ultime consultazioni) e 14 seggi, mentre il primo ministro in carica Kuupik Kleist e il suo partito di sinistra Inuit Ataqatigiit ha raccolto il 34,4% (-9,3%).

Adesso Aleqa Hammond, la leader del partito vincitore, deve trovare un alleato per raggiungere la maggioranza di 16 seggi che le permetterà di formare il governo. “Sono molto felice, come capo del partito – ha commentato la Hammond – che il Siumut sia tornato”.

Al potere dal 1979, alle scorse elezioni per la prima volta in trent’anni il partito Inuit Ataqatigiit andava al governo, in contemporanea con l’autonomia concessa dalla Danimarca.

Molti groenlandesi sono favorevoli ad utilizzare le risorse minerarie dell’isola, tra cui metalli rari e uranio, al fine di ridurre la dipendenza dai contributi della Danimarca, che ora rappresentano circa i due terzi dell’economia dell’isola. Kleist ha ampliato gli sforzi per attirare investimenti internazionali, pur tuttavia Inuit Ataqatigiit ha adottato una politica di tolleranza zero che ha vietato qualunque estrazione e vendita di minerali radioattivi, tra cui l’uranio, di fatto consentendo esplorazioni minerarie solo nel sud dell’isola. Hammond ha spiegato, invece, che il suo partito è pronto a consentire l’estrazione dell’uranio, purché il minerale contenga un massimo di 0,1% di ossido di uranio. Alcuni potenziali investitori stranieri ritengono che la Groenlandia potrebbe contenere il più grande deposito di minerali rari al di fuori della Cina, che rappresenta attualmente oltre il 90% della produzione mondiale.

Un problema altrettanto controverso è il lavoro degli immigrati, che per la Groenlandia, che ha una popolazione di 57.000 abitanti, sarà necessario per sviluppare il settore minerario. Il Siumut ha criticato il governo in carica, accusandolo di aver accellerato l’approvazione di una legge, nel mese di dicembre, che permetteva alle grandi imprese minerarie di importare manodopera da luoghi come la Cina.

L’Unione europea ed altri attori internazionali sono preoccupato del fatto che la Cina stia guardando agli investimenti in Groenlandia come un modo per ottenere un punto d’appoggio nella regione artica ricca di risorse. (Eye on Arctic)

Aleqa Hammond, leader del Siumut Party

Polemiche UE-Groenlandia sull’Artico

L’Unione Europea ha accusato la Groenlandia e le altre nazioni artiche di aver fallito sulla appropriata salvaguardia dell’ecosistema del profondo nord. La vicepresidentessa UE, Diana Wallis, ha detto che potrebbe immaginare “manifestanti protestare nelle strade”, nel caso in cui non sarà prevista una più attenta gestione ambientale.

Il riferimento è forse alla notizia dei mesi scorsi della compagnia con sede in Edimburgo Cairn Energy, che ha mostrato due nuovi progetti per l’estrazione di petrolio e gas al largo delle coste groenlandesi.

La risposta del viceministro degli Esteri della Groenlandia, Inuuteq Holm Oslen, non si è fatta attendere. “Ogni attenzione ed approfondimento – ha detto – sulle questioni ambientali è gradito. Ciò che non è gradito è l’assunto per il quale non ci dovrebbe essere nessuno sviluppo industriale in nome della protezione ambientale. I benefici che il resto del mondo ha avuto dall’industrializzazione non possono esserci negati nell’Artico”. Il riferimento è alla proposta delle nazioni europee di un bando alle estrazioni di idrocarburi nelle profondità oceaniche, dopo il disastro nel Golfo del Messico. (Arctic Focus)