Il bando europeo sui prodotti di foca sta distruggendo gli inuit

All’inizio di questo mese, alcune associazioni di Inuit, tra cui quella canadese Inuit Tapiriit Kanatami, si sono presentate nel Lussemburgo, alla Corte di Giustizia della Unione Europea, per presentare appello contro il bando sui prodotti derivanti dalla caccia alla foca.

Il Parlamento Europeo ha approvato nel 2009 una legge per bandire le importazioni di prodotti derivanti dalla caccia alla foca, con eccezione per i prodotti derivanti dalla caccia tradizionale inuit. Tuttavia, nonostante ciò, gli aborigeni sostengono che gli effetti del bando hanno devastato il mercato dei prodotti di pelliccia di foca. “Senza gli introiti dei prodotti derivati come pelli e ogni tipo di pellame – ha spiegato David Akeeagok , viceministro dell’Ambiente del territorio canadese del Nunavut – è difficile per gli inuit sopravvivere nell’economia globale. Nel mondo globale si ha bisogno di moneta, di macchinari, di acquistare equipaggiamenti per la caccia”.

Sulla stessa lunghezza d’onda Leif Fontaine, presidente della Association of Fishers &Hunters della Groenlandia. “Divieti generali – ha detto – e distaccate e distorte visioni ambientali e di tutela degli animali hanno distrutto il mercato delle pelli di foca e adesso minacciano seriamente la nostra identità e l’esistenza di 60 piccoli insediamenti”.

Per Akeeagok, il bando europeo si basa su “argomentazioni morali” intorno alla caccia alla foca più che sulla realtà dele tradizioni inuit nel mondo Artico. “Gli inuit – ha detto il viceministro – sono i primi e principali soggetti interessati alla conservazione delle foche, e quando un soggetto esterno decide un bando in cui si dice che non è morale cacciare un animale basilare per la sopravvivenza inuit, diventa difficile per qualcuno della stessa comunità accettarlo”.

“Gli inuit devono dimostrare – ha spiegato Fontaine – di essere una nazione forte, benché siamo una piccola nazione. Le grandi nazioni devonon rispettare la nostra cultura, tradizioni e modi di vita”. (Eye on Arctic)

Leif Fontaine

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