Group of Indigenous Peoples in the Barents Region halts all activities

Lars-Anders Baer (to the right) joined the “family photo” after the Barents Summit

The Working Group of Indigenous Peoples in the Barents Region halts all activities due to lack of funding. The decision was taken one day after the Prime Ministers praised the Indigenous Peoples work at the Barents Summit.

Dmitri Medvedev, Jens Stoltenberg, Jyrki Katainen and Sigmundur David Gunnlaugsson, the Prime Ministers of Russia, Norway, Finland and Iceland, all underlined the importance of Indigenous Peoples participation in the Barents Cooperation in their official speeches at the Barents Summit on Tuesday. So did also Sweden’s Foreign Minister Carl Bildt, Denmark’s Foreign Minister Villy Søvndal and the European Commission’s Vice President Siim Kallas.

Lars-Anders Baer, chair of the Working Groups of Indigenous Peoples (WGIP) was among the ministers at the podium.

“It’s a long way from the fine words of the Prime Ministers at the 20th anniversary of the Barents Cooperation, to the real world for us Indigenous Peoples,” says Lars-Anders Baer today after the ministers have taken off from Kirkenes with their private jets.

The Working Group has since 1995 had an advisory role for both the Barents Council and the Barents Regional Council.

Members of the WGIP represent the Sámi in Norway, Russia, Finland and Sweden as well as the Nenets and Vepsian peoples in Russia.

It is the lack of economic support that now forces WGIP to suspend its activities. Russia does not grant any funding, and funding from Sweden and Finland are sporadic. Norway is the only providing economic support on a regular basis.

“Russia is with its zero-funding hindering its own Indigenous Peoples participation. One can say that Russia’s contribution to WGIP today is only fine words. Also Russia’s new law on NGOs that need to register as “foreign agents” create problems for the Indigenous Peoples cooperation, “says Baer.

During the Barents Summit, Lars-Anders Baer, was sitting on the stage discussing the further of the Barents Cooperation together with the Ministers. Afterwards he told BarentsObserver “We are on stage, but we’re the cheap ones.

“It’s not a question of big money,” he says, adding that annual funding of even NOK 400,000 (€52,000) would be sufficient for indigenous people to have adequate involvement in the Council’s activities and decisions. It’s peanuts in the governmental structure.”

On Wednesday, the Working Group made the decision to suspend activities. Lars-Anders Baer says that also Finland and Sweden mainly have contributed with nice words at conferances and festivities. (Barents Observer)

La Finlandia abbassa le tasse alle imprese

Jutta Urpilainen

La Finlandia si prepara a tagliare le tasse sulle imprese dal 24,5 al 20% dall’anno prossimo, dopo averle già ridotte di un punto e mezzo nel 2012, quando erano al 26 per cento. L’annuncio è stato dato oggi dal premier Jyrki Katainen.

Il Paese, uno dei più virtuosi dell’Eurozona e dei pochi a poter ancora vantare un rating tripla A, non intende però rinnegare il suo proverbiale rigore e conferma di voler azzerare la crescita del debito pubblico (che viaggia verso il 56% del Pil) entro il 2015. Per far questo pianifica 300 milioni di nuovi tagli alla spesa e altrettanti di maggior gettito fiscale, raccolto cancellando le esenzioni sui dividendi e alzando le imposte su alcolici, dolci, tabacco ed elettricità. Andranno ad aggiungersi ai 5,2 miliardi di aggiustamento varati l’anno scorso dal Governo di coalizione che riunisce i liberalconservatori di Katainen e i socialdemocratici del ministro delle Finanze Jutta Urpilainen.

Con il nuovo taglio di quattro punti e mezzo, la Finlandia scavalca Svezia e Danimarca e si mette al pari con il Regno Unito. Stoccolma, dal 1° gennaio, ha ridotto la corporate tax dal 26,3 al 22 per cento. Copenhagen ha appena presentato una riforma che la porterà dal 25 al 22% nel 2016. Londra, martedì, ha annunciato che la abbasserà al 20% nel 2015.

La crisi dell’Eurozona e le difficoltà di Nokia hanno già spinto la Finlandia nella sua seconda recessione in quattro anni: nel 2012 il Pil si è contratto dello 0,1% e la ripresa si annuncia lenta. Per quest’anno, il Governo prevede una crescita dello 0,4%, mentre la disoccupazione a gennaio è salita all’8,7% dal 7,8% del 2012.

La Urpilainen, che fino a qualche settimana fa nel Governo era per così dire l'”avvocato” delle tasse, ieri ha affermato di aspettarsi un atteggiamento responsabile da parte delle aziende e quindi nuove assunzioni. «Vogliamo mandare al mondo un segnale chiaro – ha detto la Urpilainen – siamo decisi a difendere il nostro sistema di welfare fondato sul lavoro». Non abbandoniamo l’austerity, ha aggiunto Katainen, «ma al tempo stesso stiamo facendo la più importante riforma fiscale in vent’anni in modo da sostenere l’economia, le imprese e l’occupazione».

Il taglio dell’imposta costerà al Fisco 900 milioni di gettito, ma il Governo conta di dimezzare le perdite grazie ai benefici che arriverebbero dall’aumento dell’occupazione e dalla maggior crescita. La Confindustria finlandese aveva chiesto di tagliare l’aliquota addirittura al 15%, liberando così le risorse per creare 100mila posti di lavoro. (Il Sole 24 ore)