Floating research station in need of evacuation

The floating research station North Pole-40

The scientific research station was placed on the ice floe in October 2012 and was planned to stay there until September. Now the floe has already started to break apart and the crew has to be evacuated as soon as possible.

Russia’s Minister of Nature Resources and Ecology Sergey Donskoy has ordered that a plan for evacuation should be ready within three days, the Ministry’s web site reads.

“A collapse of the station’s ice floe poses a threat to its continued work, the lives of the crew, the environment close to the Canadian Economic Zone and to equipment and supplies”, a note from the minister reads.

Donskoy suggests that the nuclear-powered icebreaker “Yamal” could evacuate the station from the floe and move it to Severnaya Zemlya.

With ice levels in the Arctic reaching record lows, finding a suitable floe for the station proved to be a difficult task last autumn. The icebreaker carrying the station’s crew had to sail all around the North Pole before finding an ice floe solid enough to hold the station. None of the three floes that had been pre-evaluated from land as possible objects were considered safe enough.

Also the previous shift of Russian scientists experienced problems with the ice situation in the Arctic. In late April the members of North Pole-39 had to move the whole research station to another ice floe because the first one was breaking up.

Only three times has a station had to be evacuated before schedule. The last time was in 2010, when the icebreaker “Rossiya” had to go out and rescue the people on the floating station “North Pole-37” already in May.

Russia earlier this year allocated 1,7 billion rubles (app €42 million) to developing a self-propelled, ice- strengthened floating platform to replace the natural ice floes for future research stations.

Russia has had floating research stations in the Arctic since 1937, when the first scientific drifting ice station in the world – “North Pole-1”, was established. From 1954 Soviet “North Pole” stations worked continuously, with one to three such stations operating simultaneously every year. In the post-Soviet era, Russian exploration of the Arctic by drifting ice stations was suspended for twelve years, and was resumed in 2003. (Barents Observer)

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Polo Nord navigabile nel 2050

Le navi dovrebbero essere in grado di solcare navigando il Polo Nord attorno al 2050; ciò ridurrebbe i costi di trasporto tra Europa e Cina, ma porrebbe nuove sfide per i governi a livello ambientale, economico e strategico. E’ quanto sostengono gli scienziati Laurence C. Smith e Scott R. Stephenson (University of California), in uno studio pubblicato lunedì scorso sul Proceedings of the National Academy of Sciences of the United States of America.

L’anno scorso 46 imbarcazioni hanno percorso la Northern Sea Route (rotta di navigazione dal Pacifico all’Atlantico dal Mare di Bering allo stretto di Barents, al largo delle coste russe), la maggior parte scortate da navi rompighiaccio russe, con un considerevole aumento di costi. Ma a causa dello sciogimento dei ghiacci, a metà del secolo potrebbe essere possibile anche per le navi ordinarie percorrere questa autostrada del mare fra gli oceani Atlantico e Pacifico, passando sopra il Polo Nord. Il momento favorevole dovrebbe essere in settembre, quando i ghiacci sulle acque artiche sono ai minimi termini.

Attualmente percorrendo la Northern Sea Route un medio vettore commerciale risparmia 18 giorni e 580 tonnellate di carburante nel percorso Norvegia-Cina. Gli spedizionieri affermano che, per ogni viaggio, il risparmio si aggira in una forbice che va da €180.000 a €300.000. Una via diretta sopra il Polo aggiungerebbe un ulteriore risparmio del 40% di tempo e carburante. (Arctic Portal)

Meeting dei Ministri dell’Ambiente dei Paesi Artici

Lo scorso 5-6 febbraio i Ministri dell’Ambiente degli Stati Artici si sono incontrati a Jukkasjärvi (Svezia) per fare il punto della situazione sui cambiamenti ambientali che stanno rapidamente avvenendo in Artico. Alcuni dei principali argomenti in agenda: l’acidificazione dell’oceano, i mutamenti del clima, la prevenzione dell’inquinamento, la biodiversità, e politiche dell’ecosistema condivise.

“Gli effetti globali a seguito del rapido mutamento artico significano che la protezione ambientale dell’Artide è un punto programmatico di interesse mondiale. Questo meeting è il primo che coinvolge un così ampio numero di Ministri dell’Ambiente, impegnatisi per accellerare misure legislative per proteggere l’ecosistema artico”, ha detto Lena Ek, Ministro dell’Ambiente svedese e portavoce del meeting.

“Il più importante passo avanti fatto al meeting è stato il rafforzamento del lavoro congiunto degli Stati artici per limitare le emissioni di inquinanti dannosissimi per l’ambiente, come il particolato carbonioso. “Sono felice – ha proseguito Ek – che ci siamo accordati su importanti passi da fare per i nostri intenti congiunti di abbassare significativamente le emissioni di questi inquinanti, che accellerano lo scioglimento dei ghiacci artici e sono anche un grosso rischio per la salute degli individui”. (Arctic Council)