La Cina l’inaugura l’uso commerciale della Northern Sea Route

Con lo scioglimento delle calotte polari, sta accellerando in Artico l’apertura di nuove rotte commerciali e la ricerca di petrolio, metano e minerali, e la Cina sta pressando per guadagnare un punto d’appoggio nel Nord.

Nel 2012 la rompighiaccio Xue Long (Dragone dei Ghiacci) è diventata la prima nave cinese a navigare lungo la Northern Sea Route nel Mare di Barents, e dopo è tornata indietro attraverso una stretta rotta tra l’Islanda e il Mare di Barents attraverso il Polo Nord. Questo viaggio ha “enormemente incoraggiato” le compagnie di spedizione cinesi, per usare le parole di Huigen Yang, direttore del Polar Research Institute of China.

Per la Cina, numero due dell’economia mondiale dopo gli USA, l’autostrada del Nord sarebbe un consistevole risparmio di tempo e denaro. Attraverso l’Artico la distanza Shangai-Amburgo è più breve di ben 5.200 chilometri che attraverso il Canale di Suez, ha spiegato Yang. E la Cina sta infatti premendo per ottenere lo status di osservatore permanente presso l’Arctic Council, nel tentativo di ampliare la propria influenza nella zona.

Secondo uno scenario cinese a lungo termine, tra il 5 e il 15% delle esportazioni dalla Cina potrebbero passare per la Northern Sea Route nel 2020. E secondo le proiezioni, il 10% del valore del commercio internazionale cinese per quell’anno, dovrebbe attestarsi sui 526 miliardi di euro. (Barents Observer)

Polo Nord navigabile nel 2050

Le navi dovrebbero essere in grado di solcare navigando il Polo Nord attorno al 2050; ciò ridurrebbe i costi di trasporto tra Europa e Cina, ma porrebbe nuove sfide per i governi a livello ambientale, economico e strategico. E’ quanto sostengono gli scienziati Laurence C. Smith e Scott R. Stephenson (University of California), in uno studio pubblicato lunedì scorso sul Proceedings of the National Academy of Sciences of the United States of America.

L’anno scorso 46 imbarcazioni hanno percorso la Northern Sea Route (rotta di navigazione dal Pacifico all’Atlantico dal Mare di Bering allo stretto di Barents, al largo delle coste russe), la maggior parte scortate da navi rompighiaccio russe, con un considerevole aumento di costi. Ma a causa dello sciogimento dei ghiacci, a metà del secolo potrebbe essere possibile anche per le navi ordinarie percorrere questa autostrada del mare fra gli oceani Atlantico e Pacifico, passando sopra il Polo Nord. Il momento favorevole dovrebbe essere in settembre, quando i ghiacci sulle acque artiche sono ai minimi termini.

Attualmente percorrendo la Northern Sea Route un medio vettore commerciale risparmia 18 giorni e 580 tonnellate di carburante nel percorso Norvegia-Cina. Gli spedizionieri affermano che, per ogni viaggio, il risparmio si aggira in una forbice che va da €180.000 a €300.000. Una via diretta sopra il Polo aggiungerebbe un ulteriore risparmio del 40% di tempo e carburante. (Arctic Portal)

Un nuovo piano di sviluppo per l’Artico russo

Tre giorni fa il Governo russo ha licenziato, subito sottoscritto dal Presidente Vladimir Putin, il nuovo piano di sviluppo per le regioni artiche. Il programma comprende lo sviluppo di un sistema integrato di trasporti in Artico, l’incremento della cooperazione internazionale e la salvaguardia dell’Artide come zona di pace.

Il documento ricomprende quasi l’intero spettro di attività che possono compiersi in questa vasta area, garantendo supporto statale allo sviluppo di infrastruture per transporti, industria ed energia, così come per le attività tecnico-scientifiche innovative.

Primo passo di questo programma sarà lo sviluppo delle infrastrutture per le comunicazioni e le informazioni, creando centri di ricerca e recupero lungo tutta la Northern Sea Route (rotta di navigazione dal Pacifico all’Atlantico dal Mare di Bering allo stretto di Barents, al largo delle coste russe), rafforzando il servizio di Guardia Costiera e creando un sistema nazionale di monitoraggio per l’ecosistema Artico. (BarentsObserver)