Rimane il bando europeo sui prodotti di foca dal Canada

La Corte di Giustizia dell’Unione Europea ha rigettato la
richiesta di annullamento del bando che i paesi dell’area, da agosto
scorso, hanno in vigore sui prodotti di foca canadesi. L’Inuit Tapiriit Kanatami, l’associazione di inuit che aveva presentato la mozione, aveva sostenuto che il bando avrebbe causato una “notevole ricaduta economica sulla comunità”, ma secondo il giudice non sono state presentate prove sufficienti a riguardo, considerato anche il fatto che i prodotti provenienti dalla caccia alla foca tradizionale degli aborigeni sono esenti dal bando.

Mary Simon, presidente dell’associazione di inuit, ha fatto un appello agli europei. “La caccia alla foca – ha detto – è legale, umana e sostenibile, e in molti casi necessaria a mantenere bilanciato l’ecosistema marino: il bando è frutto di una concezione
colonialista delle nostre tradizioni di caccia”.

Rob Cahill, executive director del Fur Institute of Canada ha parlato di “legislazione discriminatoria e iniqua: non fa assolutamente nulla per tutelare l’ambiente e gli animali, ed è ambigua al massimo”.

Il governo di Ottawa ha annunciato che continuerà la battaglia, e porterà la questione davanti alla World Trade Organization, perché ritiene che il bando europeo violi le leggi di scambio internazionali.

Advertisements

Gli Inuit contro il bando UE sui prodotti derivanti dalla caccia alla foca

Le popolazioni Inuit del Canada e della Groenlandia hanno intenzione di ricorrere contro il bando dell’Unione Europea sui prodotti derivati dalla caccia alla foca. Il ricorso, presentato ieri nella capitale federale del Canada, Ottawa, vuole annullare il divieto adottato l’anno scorso da 27 paesi europei di importazione dei prodotti di foca canadesi e groenlandesi. Il ricorso, inviato alla Corte Generale Europea, è stato presentato dall’associazione di aborigeni canadesi Inuit Tapiriit Kanatami (che raggruppa le popolazioni del Nunavut, del Québec settentrionale, dei Territori del Nord Ovest e del Labrador), e da quella di aborigeni groenlandesi Inuit Circumpolar Council in Greenland, ma appoggiata da altri Inuit a titolo individuale.Il bando della UE pone un’eccezione per quanto riguarda proprio gli Inuit, ma essi affermano che i contorni di questa deroga non sono chiari. “Gli Inuit praticano la caccia alle foche per autosostostentamento, vestiario e commercio da generazioni. Nessuna persona obiettiva e imparziale può sostenere che le foche sono a reale rischio di estinzione, o che le attività di caccia Inuit sono meno crudeli di quelli praticate dalle comunità di cacciatori di tutto il mondo, compresi quelli europei. Nel migliore dei casi, questo è un pregiudizio culturale, anche se potrebbe essere descritto con parole molto più dure”, si legge nel comunicato degli Inuit canadesi.Il governo canadese, da parte sua, aveva già chiesto in precedenza l’intervento della WTO contro il bando europeo.

La Cina ha detto che è pronta ad aiutare i cacciatori canadesi penalizzati dalla UE aumentando le importazioni di pelli di foca.