Canada: ambientalisti minaccia per lo Stato come trafficanti di droga

L’intelligence dell’RCMP (la polizia federale canadese, le cosiddette “giubbe rosse”) ha inserito tra i rischi per la sicurezza delle coste canadesi – tra criminalità organizzata, traffico di droga ed esseri umani – anche le proteste degli ambientalisti. E tra questi Greenpeace. È quanto ha rivelato l’agenzia Canadian Press.

La valutazione è contenuta in un rapporto del settembre 2011 che la CP ha ottenuto, in una versione censurata, tramite l’Access to Information Act.

L’RCMP teme che “una fazione di estremisti” possa mettere a rischio petroliere e piattaforme petrolifere offshore, e ipotizza che “tattiche impiegate da gruppi di attivisti progettate per intimidire possono potenzialmente intensificarsi fino alla violenza”. Il rapporto è stato stilato con input della Canada Border Services Agency, dei servizi segreti canadesi, dei dipartimenti della Difesa e della Pesca e di Transport Canada. Secondo il rapporto, “Greenpeace si oppone allo sviluppo della regione artica canadese e dell’industria petrolifera offshore” con “iniziative che mettono a rischio senza motivo la salute e la sicurezza dei attivisti, dello staff dell’impianto e di primi soccorritori”.

Yossi Cadan, Campaigns Director di Greenpace Canada, dice di essere rimasto sorpreso. “Non sapevo niente di questo rapporto fino a quando la Canadian Press mi ha contattato venerdì scorso – ha detto – per noi è qualcosa di nuovo”. Il rapporto parla del rischio di violenze e pericoli per la sicurezza. “È qualcosa che non ti aspetti assolutamente – ha commentato l’attivista – Greenpeace è stata fondata nel 1979 e da allora organizziamo azioni di disobbedienza civile non violente. Neanche una è degenerata in violenza o in situazioni pericolose. Non ho idea su quali informazioni l’Rcmp fondi le sue accuse, o conclusioni. La nostra priorità è la non violenza e la sicurezza dei nostri attivisti”. Cadan parla di una valutazione sproporzionata. “I nostri attivisti sono tutti addestrati alla non violenza. Non riesco a capire perché – ha ripetuto ancora – abbiano raggiunto quella conclusione». Greenpeace “cerca di trasmettere un messaggio, mettendo striscioni in luoghi strategici o con azioni di disobbedienza civile”. (Corriere Canadese)

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